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Aumento Eurirs, tasso fisso più caro per i nuovi mutui

Aumento Eurirs, tasso fisso più caro per i nuovi mutui
ottobre 08
08:25 2018

Mentre l’Euribor non subisce rincari da ormai un paio di anni rimanendo stabile in territorio negativo, l’Irs, il riferimento dei mutui a tasso fisso, ha registrato nell’ultima sessione di venerdì 5 ottobre un aumento di oltre un decimo di punto rispetto alla media di agosto. Più precisamente, gli Eurirs sono saliti tra i 13 e i 18 punti base a seconda della durata.

Si tratta di fatto della prima inversione di tendenza relativa ai tassi di interesse. Nessuna situazione allarmante. Gli indici Irs si erano già trovati a questi livelli tra febbraio e marzo di quest’anno, ma al contrario di quel periodo in cui le banche proponevano spread bancari al ribasso, oggi, diversi istituti di credito stanno rivedendo al rialzo i loro margini di guadagno.

Ovviamente chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso non ha nulla da temere perché il contratto prevede per definizione un tasso bloccato negli anni. Né devono correre ai ripari, almeno per il momento, i titolari di un mutuo a tasso variabile, in quanto, come detto, l’Euribor resta saldo ai minimi storici. L’aumento più significativo potrebbero toccarlo con mano coloro i quali si apprestano ad accendere un mutuo a tasso fisso nei prossimi mesi. Diversi istituti di credito infatti, come detto, stanno proponendo sul mercato tassi più alti rispetto ai mesi passati.

Questi rincari dei tassi Irs e degli spread bancari, al contrario di quanto qualcuno ha detto o scritto, non sono determinati dalle vicende di un singolo Stato europeo, né tantomeno dal Governo italiano. La situazione che porta un rialzo dei tassi interbancari è più ampia ed è a livello europeo. La Banca centrale europea, com’è noto, sta per avviare la chiusura del Quantitative easing, e visto che la Federal Reserve americana sta aumentando i tassi ufficiali Usa, l’effetto è il conseguente aumento, seppur minimo, dei tassi a lungo termine europei.

Sebbene sia giusto affermare che non esiste alcuna correlazione diretta tra spread tra Btp italiani e Bund tedeschi e spread bancario, è altresì corretto dire che indirettamente, a causa dell’eventuale aumento del differenziale tra Btp e Bund, potrebbe esserci in futuro un impatto sui nuovi mutui. In che modo?

Se il differenziale tra Italia e Germania dovesse salire, il costo dei prestiti tra le banche aumenterebbe e gli stessi istituti creditizi dovrebbero applicare tassi più elevati anche alle famiglie e alle imprese.

Il secondo motivo è legato al fatto che le banche italiane hanno nei loro bilanci molti titoli di Stato. Se questi titoli perdessero di valore, le banche sarebbero costrette a ridurre le erogazioni dei mutui e prestiti e dovrebbero aumentare il loro spread bancario, che determinerà un tasso finito più caro per il futuro mutuatario.

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